Si è svolto ieri, giovedì 11 dicembre, presso il Museo Diocesano Arborense a Oristano, l’evento conclusivo di “Sardinian Roots – Turismo delle Radici”, il progetto coordinato dall’Università di Cagliari e finanziato dal PNRR.
Non è stata la solita conferenza tra addetti ai lavori, ma un vero incontro intergenerazionale che ha unito esperienza e nuove visioni. La giornata ha visto il coinvolgimento non solo di operatori, ma anche di numerosi studenti degli istituti di istruzione secondaria superiore e degli universitari del Consorzio UNO di Oristano. La loro presenza ha trasformato l’evento in un laboratorio vivo, dove il futuro della professione turistica ha incontrato la pianificazione strategica.
La mattinata si è aperta con la presentazione al pubblico del percorso svolto dal team di Sardinian Roots nell’ambito dell’ecosistema e.INS. Sono stati illustrati i dati della ricerca e gli strumenti tecnologici sviluppati, pensati per innovare l’offerta dedicata ai “viaggiatori delle radici”. Agli studenti presenti è stato mostrato come questo settore non guardi solo al passato, ma rappresenti un’opportunità professionale concreta, capace di unire competenze digitali, accoglienza e valorizzazione culturale.
Il momento di svolta è arrivato con l’avvio nella mattinata dell’Open Space Technology. In questo spazio di discussione democratica, la presenza dei giovani è stata determinante. Studenti del Consorzio UNO e delle scuole superiori si sono mescolati a sindaci, imprenditori ed esperti, portando nei gruppi di lavoro uno sguardo fresco e libero da preconcetti. L’OST ha permesso di far emergere idee innovative per la roadmap 2026-2028, confermando che la progettazione partecipata funziona meglio quando coinvolge chi il territorio lo vivrà e lo gestirà domani.
Nel pomeriggio, la teoria ha lasciato spazio alla pratica con “Radichiamo – il gioco delle radici”. Attraverso questa attività di gamification e role playing, i partecipanti hanno simulato la costruzione di itinerari reali di turismo delle radici. Vedere i giovani “giocare” a costruire esperienze per i viaggiatori della diaspora è stato uno dei momenti più significativi: hanno potuto comprendere le sfide emotive e logistiche del viaggio di ritorno, toccando con mano cosa significa trasformare la memoria in un prodotto turistico sostenibile.
La nutrita partecipazione degli stakeholder, arricchita dal fondamentale contributo degli studenti, ha confermato la validità di un approccio integrato che unisce ricerca accademica, formazione e amministrazione pubblica. Il coinvolgimento delle nuove generazioni, in particolare, ha sottolineato la valenza del progetto non solo come leva turistica, ma come investimento sul capitale umano del territorio.
Con la chiusura dei lavori della scorsa giornata termina la prima grande fase operativa del progetto Sardinian Roots. L’obiettivo per il futuro è consolidare il turismo delle radici come asset strategico strutturale per il turismo e la fruizione culturale della Sardegna, trasformando le metodologie di co-progettazione in prassi consolidata per lo sviluppo locale.
