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(ANSA) - CAGLIARI, 11 NOV - Per rimettere in sesto la Sardegna, dove sull'80% dei Comuni pende un rischio idrogeologico, non basterebbero 3,5 miliardi di euro. La stima è in difetto e considera i costi per la mitigazione del rischio effettuate dal Piano di assetto idrogeologico (Pai) del 2006, che parlava di oltre un miliardo di euro e andrebbe aggiornato per le nuove criticità localizzate con le recenti alluvioni per le quali la protezione civile regionale stima almeno un miliardo di danni complessivi. A queste somme occorre aggiungere almeno un altro miliardo e 400 milioni per opere di difesa del suolo.
A poco meno di un anno dal quel tragico 18 novembre 2013 quando morirono 18 persone, in cassa si contano circa 60 milioni di euro della Regione (compreso l'ultimo assestamento di bilancio), 20 mln di risorse statali per la ricostruzione post alluvione e 50 milioni dell'Anas. Così la Giunta ha deciso di ricorrere ad un "mega mutuo" per il cosiddetto Piano Infrastrutture che sarà autorizzato nella Finanziaria 2015 con un importo che si aggirerebbe tra i 500 e i 600 milioni per infrastrutture e opere di mitigazione del rischio idrogeologico.
"Il vero problema è la crisi della finanza pubblica e davanti a questa situazione la Sardegna deve uscirne da sola - spiega all'ANSA l'assessore regionale dei Lavori Pubblici, Paolo Maninchedda -. Sempre con la Manovra 2015 si sta anche pensando di creare, ovviamente a costo zero e dentro le stesse strutture amministrative regionali, una grande società pubblica di progettazione che possa arrivare alla fase avanzata di un parco progetti immediatamente a disposizione nel momento in cui ci siano le risorse, da qualunque fonte di finanziamento arrivino".
La situazione è critica, come evidenziato nei documenti allegati ad una delibera del luglio 2014. Dalle stime effettuate sul Piano Stralcio Fasce Fluviali (Psff) risultano solo sulla viabilità provinciale e locale circa 150 attraversamenti stradali inadeguati al passaggio delle portate relative a tempi di ritorno di 50 anni, per un fabbisogno finanziario stimato superiore a 300 milioni di euro. Dall'esame della pianificazione di Bacino è emerso inoltre che numerose criticità "ostacoli al deflusso della corrente" dei fiumi, portando così all'inondazione dei territori. In particolare il Pai ha evidenziato che, su 1055 casi di pericolosità, oltre la metà riguarda la cosiddetta "insufficienza della luce libera sotto i ponti" e per il 32% la scarsa manutenzione fluviale, l'urbanizzazione in aree di pertinenza fluviale, l'insufficienza della sezione alveo dei fiumi o l'inadeguatezza delle opere di difesa. Criticità che sono state confermate anche dall'alluvione del novembre 2013. E in questa ricognizione non rientrano gli attraversamenti sulla rete stradale di competenza dell'Anas, di Rete Ferroviaria Italiana. e di Ferrovie della Sardegna.
Alcuni lavori sono già stati programmati e una parte delle risorse stanziate sono già stati messe a disposizione dei Comuni a più alto rischio. Si tratta di 11.750.000 dei 40 milioni che serviranno per il ripristino delle opere pubbliche danneggiate.
Altri tre milioni sono andati al ripristino delle infrastrutture danneggiate con le recenti alluvioni del 2013 e 2014. Inoltre ci sono i 25,2 milioni per interventi di mitigazione del rischio idraulico a Olbia (3 mln) e per opere di adeguamento di attraversamenti stradali esistenti (22,2 mln).
Con la ricognizione effettuata dai Comuni, però, sono giunte alla Regione 384 proposte per un fabbisogno complessivo di 165.491.354,72 euro: 295 per ripristino di infrastrutture (reti stradali, idrico/fognarie, opere idrauliche e di regimazione delle acque) per 144.123.784 euro e 89 per ripristino di edifici pubblici, impianti sportivi, biblioteche, teatri ed altro, per 21.367.570 euro. (ANSA).